Il 30 aprile 2026, Fondazione Telethon ha annunciato la partnership con Eye-Able, scale-up europea specializzata in accessibilità digitale, per adeguare le proprie piattaforme web all’European Accessibility Act. Il fatto che un’organizzazione con milioni di donatori online scelga di investire in accessibilità strutturale, non in un semplice widget, dice qualcosa sul peso crescente di questa normativa. Per molte imprese italiane, il tempo per adeguarsi era giugno 2025.
L’EAA è già operativo: cosa prevede per le aziende private
L’European Accessibility Act (EAA) è stato recepito in Italia con il Decreto Legislativo 82/2022, che stabilisce requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali. La data che conta è il 28 giugno 2025: da quel giorno l’obbligo è formalmente in vigore per le aziende private rientranti nei settori coperti.
I settori coinvolti comprendono siti web e applicazioni mobili di istituti di credito, piattaforme di e-commerce, operatori di telecomunicazioni, servizi di trasporto e media audiovisivi. Non è un obbligo generico di “fare le cose meglio”: l’EAA definisce requisiti tecnici precisi, ancorati alle linee guida internazionali WCAG 2.1 e, nella pratica aggiornata, WCAG 2.2.
La differenza rispetto alla situazione precedente è sostanziale. Prima dell’EAA, gli obblighi di accessibilità digitale in Italia riguardavano la Pubblica Amministrazione (regolata dalla Legge 4/2004, la cosiddetta Legge Stanca) e le sole grandi aziende private con fatturato superiore ai 500 milioni di euro. Oggi la platea si è allargata a tutte le aziende private dei settori citati, con una sola esenzione rilevante.
Chi è obbligato e chi può stare tranquillo
L’esenzione è prevista per le microimprese che forniscono servizi. Per rientrarvi occorrono entrambe le condizioni simultaneamente: meno di 10 dipendenti e fatturato annuo (o bilancio totale) non superiore a 2 milioni di euro.
Un artigiano individuale con un sito vetrina, o una piccola bottega con tre dipendenti, non è tecnicamente obbligato dall’EAA. Ma due aspetti pratici meritano attenzione prima di archiviare la questione.
Il primo: l’esenzione non è automatica su tutti i fronti. Una microimpresa che vende online tramite un e-commerce con gestione di pagamenti o prenotazioni può ricadere in obblighi derivanti da normative di settore specifiche, indipendenti dall’EAA.
Il secondo, più rilevante sul piano commerciale: in Italia, milioni di persone convivono con disabilità visive, motorie o cognitive riconosciute, cui si aggiungono anziani e chiunque navighi in condizioni difficili, luce solare sullo schermo, una mano occupata, connessione lenta. Un sito costruito tenendo conto di questi utenti non risolve solo un obbligo formale: allarga il bacino di clienti potenziali.
Per le PMI che superano la soglia delle microimprese, l’obbligo è reale e già decorrente. La mancata conformità espone a sanzioni amministrative, il cui ammontare dipende dalla gravità delle violazioni e dal settore, oltre al rischio di reclami formali da parte di utenti o associazioni rappresentative.
Cosa significa “accessibile” in pratica
Le WCAG sono organizzate su tre livelli di conformità: A (il minimo), AA (lo standard richiesto dalla maggior parte delle normative, EAA inclusa) e AAA (il livello più elevato, non obbligatorio). Il target per l’EAA è il livello AA.
Tradotto in interventi concreti, raggiungere WCAG 2.2 livello AA richiede almeno questi adeguamenti:
Testo alternativo per le immagini. Non il nome del file, ma una descrizione che trasmetta il contenuto informativo dell’immagine. Le immagini puramente decorative devono avere l’attributo alt vuoto, in modo che gli screen reader le saltino.
Contrasto cromatico sufficiente. Il rapporto minimo è 4,5:1 tra testo e sfondo per il corpo del testo, 3:1 per i testi grandi. Molti siti italiani falliscono questo criterio per scelte di palette che privilegiano l’estetica sul leggibilità.
Navigazione via tastiera completa. Ogni elemento interattivo (menu, form, slider, modal) deve essere raggiungibile e attivabile senza mouse. Il focus visibile deve essere chiaramente percepibile.
Sottotitoli e trascrizioni per i contenuti multimediali. Un aspetto spesso ignorato, anche su siti con video di presentazione aziendale. La norma si applica ai video preregistrati; i live streaming hanno regole parzialmente diverse.
Struttura semantica del documento HTML. Heading gerarchici (H1, H2, H3 in ordine logico), label esplicite per tutti i campi dei form, landmark ARIA per le aree principali della pagina.
Eye-Able, la piattaforma scelta da Fondazione Telethon, affronta il problema su due livelli: un layer software installabile che offre all’utente finale strumenti di personalizzazione (dimensione font, contrasto, modalità di lettura assistita), abbinato a un audit tecnico e a consulenza specialistica continuativa. L’approccio è diverso dai semplici overlay di accessibilità, che aggiungono un pulsante senza correggere il codice sottostante e che, per questo, sono sempre più criticati dalla comunità degli specialisti.
Per chi sta commissionando la realizzazione di un nuovo sito web, integrare i criteri WCAG 2.2 fin dalla fase di progettazione e sviluppo ha un costo significativamente inferiore rispetto a interventi retroattivi su codice già in produzione. La riflessione vale a maggior ragione per chi usa WordPress o framework come Astro e Next.js, dove la struttura semantica dipende dalle scelte compiute durante la build.
Accessibilità e SEO: il collegamento che non conviene ignorare
I crawler dei motori di ricerca non leggono le pagine come le percepiamo visivamente. Analizzano il markup HTML, le relazioni semantiche tra elementi, la presenza di attributi descrittivi. Questo è esattamente ciò che le WCAG 2.2 richiedono.
Il testo alternativo ben scritto per le immagini contribuisce all’indicizzazione nelle ricerche per immagini. Una struttura di heading logica migliora la comprensione della gerarchia dei contenuti da parte del crawler. Sottotitoli e trascrizioni dei video generano contenuto testuale addizionale indicizzabile. Label corrette nei form riducono il tasso di abbandono delle pagine chiave.
Ci sono anche correlazioni dirette con i Core Web Vitals. Un sito accessibile tende ad avere un DOM più pulito, meno dipendenze da JavaScript bloccante, struttura HTML semanticamente corretta: fattori che influenzano LCP (Largest Contentful Paint) e CLS (Cumulative Layout Shift), metriche che Google usa nei segnali di ranking.
Il legame è particolarmente rilevante per il commercio online. Un e-commerce accessibile e ottimizzato rispetta gli obblighi EAA (il settore è esplicitamente incluso nella direttiva) e, in parallelo, tende a convertire meglio: form di checkout con label chiare, bottoni con testo descrittivo, navigazione prevedibile riducono l’attrito in fase di acquisto per tutti gli utenti, non solo per chi usa tecnologie assistive.
Da dove partire: strumenti e metodo per un primo audit
Prima di investire in qualsiasi piattaforma o consulenza, conviene sapere da dove si parte. Esistono strumenti gratuiti che consentono una prima analisi orientativa.
WAVE (wave.webaim.org) è un’estensione browser che analizza una pagina e visualizza in overlay gli errori di accessibilità, distinti per tipo e gravità. Utile per una lettura rapida senza accesso al codice sorgente.
Lighthouse, integrato in Chrome DevTools, include una sezione Accessibility con punteggio e violazioni rilevate automaticamente. Uno score di 100 su Lighthouse non garantisce la conformità WCAG completa: molti criteri richiedono valutazione umana, per esempio verificare se un testo alternativo è significativo o è solo compilato meccanicamente.
axe DevTools, disponibile come estensione browser in versione gratuita, mappa le violazioni rilevate direttamente ai criteri WCAG specifici, ed è considerato tra i più precisi per la rilevazione automatica.
Gli strumenti automatici coprono orientativamente il 30-40% dei problemi di accessibilità verificabili. Il resto richiede test manuali e, idealmente, sessioni con utenti che utilizzano tecnologie assistive reali come NVDA o VoiceOver. Per le PMI che vogliono un percorso pragmatico, la sequenza razionale è: audit automatico, correzione delle violazioni critiche di livello A, poi progressivo avanzamento verso il livello AA concentrando gli sforzi sulle pagine con più traffico.
Una consulenza digitale strutturata aiuta a definire le priorità in funzione del tipo di sito, del settore di appartenenza e della dimensione aziendale, evitando di investire tempo su aspetti non urgenti mentre si trascurano le violazioni che espongono a rischi concreti.
La scadenza che non si recupera
Per le aziende italiane che superano la soglia delle microimprese, il tempo utile per adeguarsi era giugno 2025. Agire adesso significa ancora anticipare la grande maggioranza dei concorrenti, perché l’enforcement in Italia muove i primi passi e il mercato della conformità è ancora poco saturo. Il caso Fondazione Telethon non è isolato: nel 2026 stanno emergendo sempre più organizzazioni che completano o avviano processi di adeguamento. Il ritardo si accumula, e recuperarlo diventa più costoso ogni mese.
Gli importi delle sanzioni, i requisiti specifici per settore e le eventuali scadenze derivate possono variare: verifica sempre alla fonte ufficiale prima di prendere decisioni basate su questo articolo.